La situazione di crisi in cui versa l’Europa sta rappresentando il momento più difficoltoso dagli anni del dopoguerra. Incertezze e promesse tradite incombono sulle popolazioni dei diversi Stati; maggiormente colpiti risultano in questo senso i giovani. Anche se con una buona formazione alle spalle, specialistica e approfondita, trovare condizioni lavorative sicure al giorno d’ oggi sembra più che un diritto, un miraggio. Ecco che la tendenza all’emigrazione prende sempre più peso in uno spostamento verso zone del mondo lontane, ma dagli orizzonti più sereni.

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Secondo recenti stime, si calcola che un numero considerevole di europei si sia trasferito in Argentina, Paese del Sud America che vanta una disoccupazione al 7,5% (dati del 2011) e un reddito medio oltre i 7.400 dollari pro capite. I giovani che hanno lasciato il proprio Paese d’origine per andare in Argentina non hanno incontrato molte difficoltà a livello burocratico; è necessaria infatti una comunicazione scritta del futuro datore di lavoro insieme ad un certificato di buona condotta rilasciato dal Paese originario per usufruire di un visto da parte delle autorità competenti.
Terre lontane ricche di promesse sono anche l’Australia, basti pensare che circa 2.500 greci vi si sono trasferiti e l’Angola dove circa 10.000 giovani portoghesi si sono stanziati, attratti dalle prospettive del terzo paese al mondo per presenza di petrolio. Secondo i dati forniti dalle diverse autorità in Brasile si è registrato un incremento pari al 50% in un anno di stranieri legalmente residenti. Anche gli italiani seguono questa tendenza e continuano a spostarsi al di fuori i confini stessi europei, confermando quindi i dati concernenti la mobilità dei lavoratori.
Le migrazioni dettate dalle necessità lavorative non sono sicuramente nuove per gli europei, basti pensare ai fortissimi flussi migratori che avvennero alla fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento e che in Italia assunsero proporzioni enormi.
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