Indagine Eurostat

© FotolEdhar - Fotolia

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Il mercato del lavoro in Italia da sempre si è distinto da quello degli altri Paesi europei, per strutture interne, organizzazione, modalità lavorative. Differenze riconducibili alle peculiarità culturali di ogni singolo Stato, che anche nel settore lavorativo si costituiscono come realtà a se. Aldilà delle diverse strutture e approcci cambiano anche molto i percorsi di chi è alla ricerca di un impiego.

Il classico curriculum, redatto secondo le consuetudini locali o omologato a quello europeo sembra in Italia non essere il metodo di ricerca più consueto. Stando a quanto riportato da un’indagine di Eurostat il lavoro in Italia si cerca passando attraverso il canale diretto, ovvero la conoscenza. Dal rapporto Method Used for Seeking emerge che ben il 76,9% degli italiani ricorre all’aiuto di amici o conoscenti, una percentuale nettamente superiore alla media europea del 69,1%. Alta la nostra percentuale, ma non altissima se confrontata con quella di Spagna e Irlanda, mentre il primo posto va in assoluto alla Grecia dove addirittura il 92,2% dei casi esaminati ha ammesso di aver chiesto a conoscenze varie.

E la tendenza in Italia sembra crescere se confrontata con le rilevazioni degli anni passati: nel 2009 la percentuale era del 49,7%, mentre nel 2010 si attestava sul 61,1%. Il clima di instabilità economica ha sicuramente contribuito ad accentuare la tendenza tipicamente italiana del chiedere ad amici, parenti o a sindacati. La classica spintarella si rivela così più diffusa dei canali tradizionali, siano essi invio di cv direttamente alle aziende, annunci sui quotidiani specializzati o su siti dedicati o intermediatori istituzionali, quali centro per l’impiego o agenzie di lavoro interinale. Ecco un’altra sostanziale differenza con il resto d’Europa: da noi le credenziali e le qualifiche vengono pubblicizzate solo dal 63,9% degli intervistati. Cifre sulle quali riflettere per rivedere le nostre abitudini in materia di politica di reclutamento delle risorse umane e puntare maggiormente sulla meritocrazia e sulle capacità, piuttosto che bussare alle porte di amici.

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