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		<title>Carriere creative</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 10:34:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caterina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; In un periodo come questo, in cui la crisi economica tocca vari settori e la disoccupazione giovanile aumenta diventando quasi insostenibile, ci si chiede spesso, conclusa la formazione scolastica, quale sia la via migliore da percorrere per il proprio futuro. Indubbiamente i mestieri più richiesti sono quelli con competenze economiche o imprenditoriali. Ma cosa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">In un periodo come questo, in cui la crisi economica tocca vari settori e la disoccupazione giovanile aumenta diventando quasi insostenibile, ci si chiede spesso, conclusa la formazione scolastica, quale sia la via migliore da percorrere per il proprio futuro. Indubbiamente i mestieri più richiesti sono quelli con competenze economiche o imprenditoriali. Ma cosa si fa se questo tipo di mestiere non corrisponde minimamente alla propria indole? La scelta post diploma è decisiva per il proprio futuro, ma non per forza si deve mirare ad un mestiere che non corrisponde alle proprie esigenze e volontà. C&#8217;è chi dice che oggi il lavoro bisogna in qualche modo inventarselo e una buona dose di creatività in questo processo non guasta di sicuro.</p>
<div id="attachment_3451" class="wp-caption alignleft" style="width: 291px"><img class="size-medium wp-image-3451 " title="© Monia - Fotolia" src="http://www.ancl.it/wp-content/uploads/2012/01/wpid-f7375c8a847103d9887a7aeb482c115d.png" alt="© Monia - Fotolia" width="281" height="186" /><p class="wp-caption-text">© Monia - Fotolia</p></div>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;" lang="it-IT">Chi ad esempio ha frequentato il liceo artistico può impegnare il proprio talento creativo in diversi modi e settori. Non esiste solo il mestiere del pittore o dell&#8217;illustratore. Oggi un mestiere che viene molto richiesto è il Fashion Designer, di sicuro uno dei lavori più ambiti per chi disegna e cuce con passione. Le strade da intraprendere in questo campo sono tre, si può lavorare in una sartoria creando nuovi modelli, in un atelier di stilisti o come costumista di scena nel campo dello spettacolo. Altri mestieri per chi ha un background artistico possono essere il Designer di vetrine di negozi, allestendo le vetrine in modo da attirare possibili acquirenti, il Designer di cancelleria, abbellendo i biglietti d&#8217;auguri venduti nelle cartolerie, l&#8217;artista del paesaggio, quindi attinente all&#8217;architettura migliorando l&#8217;aspetto degli esterni, e poi il curatore di museo, lo scenografo, <a title="l'insegnante di arte" href="http://www.anisa.it/" target="_blank">l&#8217;insegnante di arte</a> e addirittura il fiorista, componendo bouquet di fiori e facendo composizioni di colori.</p>
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		<title>Crisi del settore auto</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 10:39:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefania</dc:creator>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
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		<description><![CDATA[Solo il mercato delle auto usate sembra resistere alla crisi che sta colpendo il settore automobilistico. Secondo dati recenti le vendite di automobili sono crollate nel 2011, rispetto all’anno passato per quasi tutte le case automobilistiche. Si parla di un meno 24% per la Peugeot, meno 23% per la Citroen, meno 22% per la Renault, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span lang="IT">Solo il mercato delle <a title="auto usate" href="http://www.automobile.it" target="_blank">auto usate</a> sembra resistere alla crisi che sta colpendo il settore automobilistico. Secondo dati recenti le vendite di automobili sono crollate nel 2011, rispetto all’anno passato per quasi tutte le case automobilistiche. Si parla di un meno 24% per la Peugeot, meno 23% per la Citroen, meno 22% per la Renault, meno 19% per la Ford, meno 13% per la Toyota, meno 7% per la Opel e meno 19,3 % per la Fiat. Dati che non lasciano presagire niente di buono neanche per l’anno in corso; l’Unione delle case estere <a title="UNRAE" href="http://www.unrae.it/" target="_blank">UNRAE</a> prevede un meno 4% nel 2012. Le motivazioni non sono difficili da immaginare. </span></p>
<div id="attachment_3452" class="wp-caption alignright" style="width: 210px"><img class="size-medium wp-image-3452" title="© Stefano Neri - Fotolia" src="http://www.ancl.it/wp-content/uploads/2012/01/wpid-d104b2772464300976cb9f1323154636.png" alt="© Stefano Neri - Fotolia" width="200" height="186" /><p class="wp-caption-text">© Stefano Neri - Fotolia</p></div>
<p style="text-align: justify;"><span lang="IT">In un periodo storico di grande incertezza economica, di disoccupazione crescente e di crisi globale quello che per molti italiani era un acquisto scontato, l’auto, diventa sempre più un lusso. Il prezzo dei carburanti è salito, quello delle Rc auto pure, perfino i parcheggi sono rincarati. Ecco che le previsioni non possono non tener conto di una tendenza purtroppo in ribasso, che solo con una ripresa dell’economia e il rilancio della competitività italica potrà subire un’inversione di tendenza. In questo contesto il mercato delle auto usate registra dati migliori, con un +0,59% rispetto al 2010. Numericamente si parla di ben 26.662 passaggi di proprietà in più rispetto al 2010, per un totale complessivo di 4.571.182 passaggi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span lang="IT"> Un segnale quindi incoraggiante che va a sopperire la necessità di molti di avere un’auto; la media nazionale per il possesso di un’auto è decisamente superiore a quella europea per motivazioni legate anche alla scarsa efficienza o copertura del servizio pubblico, per cui posseder un’auto è spesso l’unico modo per recarsi al lavoro, sbrigare le faccende quotidiane, portare i bambini a scuola, …I costi per un’auto usata sono sicuramente minori rispetto all’acquisto di una nuova e questa tendenza va anche nella direzione del risparmio, tema oggi molto sentito.</span></p>
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		<title>La crisi economica mondiale</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Dec 2011 17:57:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[1929]]></category>
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		<description><![CDATA[Non si può oramai più seguire un telegiornale, leggere un quotidiano, ascoltare una radio senza sentire o leggere la parola crisi. La crisi ha portato una recessione molto preoccupante partendo dagli Stati Uniti e espandendosi a livello mondiale colpendo anche e soprattutto l&#8217;Europa mettendola di fronte a una situazione difficile da gestire. Le cause della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Non si può oramai più seguire un telegiornale, leggere un quotidiano, ascoltare una radio senza sentire o leggere la parola crisi. La crisi ha portato una recessione molto preoccupante partendo dagli Stati Uniti e espandendosi a livello mondiale colpendo anche e soprattutto l&#8217;Europa mettendola di fronte a una situazione difficile da gestire. Le cause della crisi sono molte e complicate da definire in poche righe ma cerchiamo un attimo di fare il punto della situazione a tre anni dal suo inizio.</p>
<div id="attachment_2927" class="wp-caption alignright" style="width: 260px"><img class="size-medium wp-image-2927 " title="© mdfiles - Fotolia" src="http://www.ancl.it/wp-content/uploads/2012/01/wpid-e3d632945eadd67096f5dd889ef1e6ba.png" alt="© mdfiles - Fotolia" width="250" height="186" /><p class="wp-caption-text">© mdfiles - Fotolia</p></div>
<p style="text-align: justify;">La crisi economica ebbe inizio nell&#8217;estate del 2007 negli USA e si è poi riversata su tutto il mondo a partire dai primi mesi del 2008. Seguì poi una crisi industriale, dopo il fallimento di Lehman Brothers, una società fondata nel 1850 che si occupava di servizi finanziari a livello globale. Soprattutto il mondo occidentale subì nel 2009 una crisi economica generalizzata e vertiginosi crolli del Pil. Infine, dopo una parziale ripresa economica nel 2010, si è verificata principalmente in Europa un allargamento della crisi ai debiti sovrani e alle finanze politiche di molti paesi, argomento ancora di enorme attualità nell&#8217;eurozona.</p>
<p>Ci sono delle analogie tra la crisi del 1929 che si legge nei libri di storia e quella attuale. Il principale motivo di entrambi le crisi erano la cattiva struttura del sistema bancario con eccessi di prestiti a carattere speculativo. La drammatica crisi economica del 1929, il cosiddetto crollo di Wall Street o la grande depressione, sconvolse l&#8217;economia a livello mondiale alla fine degli anni venti portando conseguenze politiche dannose. In Germania per esempio, che subì in modo particolare il contraccolpo, la crisi provocò un tragico aumento della disoccupazione che portò nel 1933 la NSDAP, il Partito nazista, al potere.</p>
<p>Senza essere troppo pessimisti, bisogna stare attenti che anche questa crisi non porti conseguenze politiche di cui potremmo poi pentirci amaramente. La storia ci insegna.</p>
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		<title>Alle sponde del Bosforo</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Dec 2011 18:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un vero boom economico è stato quello che ha e sta vivendo la  potenza turca, che a partire dagli anni Ottanta con l’apertura agli investimenti esteri ha visto crescere esponenzialmente il proprio prodotto interno lordo. Nel corso dei decenni la Turchia ha dovuto far fronte anche a periodi di stallo e di crisi, come quella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2928" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><img class="size-medium wp-image-2928 " title="© Windowseat-Fotolia" src="http://www.ancl.it/wp-content/uploads/2012/01/wpid-1dbea921f49e82d6523e906e86c6d263.jpeg" alt="© Windowseat-Fotolia" width="200" height="186" /><p class="wp-caption-text">© Windowseat-Fotolia</p></div>
<p class="Aticoliita" style="text-align: justify;">Un vero boom economico è stato quello che ha e sta vivendo la  potenza turca, che a partire dagli anni Ottanta con l’apertura agli investimenti esteri ha visto crescere esponenzialmente il proprio prodotto interno lordo. Nel corso dei decenni la Turchia ha dovuto far fronte anche a periodi di stallo e di crisi, come quella delle banche nel 2001, dai quali è riuscita a risollevarsi e a imporsi oggi come il Paese con la maggiore crescita economica.</p>
<p class="Aticoliita" style="text-align: justify;">La Turchia ha superato la Cina nei primi nove mesi del 2011 con un incremento del Pil del 9,6% a fronte del 9,4% cinese, secondo quanto riportato dal ministro dell&#8217;Economia turco, Zafer Caglayan. Merito del rilancio dell’economia turca e del suo conseguente peso politico, è stata la politica estera condotta dall’attuale governo di Tayyip Erdogan e del <a title="suo partito AKP" href="http://it.euronews.net/2011/12/23/francia-turchia-nuove-proteste-contro-la-legge-sul-genocidio/" target="_blank">suo partito AKP</a> che dal 2002 governano il Paese. Il liberalismo economico turco ha portato evidenti benefici in termini di crescita e di affidabilità sui mercati esteri. I principali partner commerciali <a title="per la Turchia" href="http://www.turchia.it/" target="_blank">per la Turchia</a> sono, infatti, la Germania, l’Italia, Regno Unito e Francia. Ma le mire espansionistiche del governo di Ankara puntano anche sui Paesi del Medio Oriente e del Nord Africa.</p>
<p class="Aticoliita" style="text-align: justify;">La Turchia infatti dati i recenti attriti con l’Europa in merito alla sua entrata o meno nell’Unione europea sembra volgersi sempre più ad Oriente per costituirsi come punto di riferimento commerciale e in un futuro prossimo anche politico. La crescita del tasso del Pil dovrebbe nel 2012 leggermente arrestarsi; la crisi occidentale ha fatto registrare un rallentamento della crescita del 7% nel corso del 2011 e si parla di un 4% per l’anno appena iniziato. La Turchia d’altra parte deve fare i conti anche il disavanzo nel commercio estero; le importazioni superano di fatto le esportazioni e nel caso gli investimenti esteri diminuiscano il rischio è legato all’impossibilità per le banche turche di rifinanziare il mercato.</p>
<p class="Aticoliita" style="text-align: justify;">
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		<title>L&#8217; Articolo 18</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 11:31:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefania</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In Italia appena si parla di lavoro viene menzionato l&#8217;Articolo 18. Che cos&#8217;è esattamente l&#8217;Articolo 18 e perché se ne parla tanto? L&#8217;Articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori sostiene che il licenziamento è valido se avviene per giusta causa o giustificato motivo. Lo Statuto dei Lavoratori è stato approvato con la legge n. 300 nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">In Italia appena si parla di lavoro viene menzionato l&#8217;Articolo 18. Che cos&#8217;è esattamente l&#8217;Articolo 18 e perché se ne parla tanto?</p>
<div id="attachment_2923" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><img class="size-medium wp-image-2923 " title="© Maksym Yemelyanov - Fotolia" src="http://www.ancl.it/wp-content/uploads/2012/01/wpid-1fa84977b7758ab1212f384bb7bf57b71.png" alt="© Maksym Yemelyanov - Fotolia" width="200" height="186" /><p class="wp-caption-text">© Maksym Yemelyanov - Fotolia</p></div>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori sostiene che il licenziamento è valido se avviene per giusta causa o giustificato motivo. Lo Statuto dei Lavoratori è stato approvato con la legge n. 300 nel 1970 ed è una delle norme principali del diritto del lavoro in Italia, il primo diritto della <a title="Costituzione della Repubblica" href="http://www.governo.it/Governo/Costituzione/principi.html" target="_blank">Costituzione della Repubblica</a> Italiana quindi principio fondante della Repubblica stessa.  L&#8217;introduzione dell&#8217;Articolo e dunque le norme “sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell’attività sindacale nei luoghi di lavoro“ modificarono notevolmente le condizioni di lavoro e il rapporto tra datore di lavoro, lavoratore e rappresentanza sindacale. Da decenni in Italia si discute di questa legge senza trovare una soluzione che accontenti un po&#8217; tutti. L&#8217;Articolo 18 definisce i diritti e i limiti del lavoratore che viene licenziato e che fa richiesta al giudice per riottenere il suo lavoro, considerandosi licenziato in modo non giustificato. Il giudice stabilisce l&#8217;annullamento del licenziamento  quando avvenuto senza un motivo giustificato o senza giusta causa. Il lavoratore ha poi il diritto di decidere se rientrare in azienda o chiedere una indennità (quindici mesi di stipendio).<br />
Il nuovo Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, con delega anche alle Pari Opportunità, Elsa Fornero, ha accennato in un discorso di voler eventualmente <a title="modificare l'Articolo" href="http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=173782" target="_blank">modificare l&#8217;Articolo</a> 18, modifica in forte contrasto con la politica sindacale ma largamente condiviso da Confindustria. Ascoltiamo però un&#8217;altra voce, i docenti di Diritto. Secondo la maggior parte di loro sostenere che le imprese non assumano per colpa dell&#8217;Articolo 18 è una forzatura. La disoccupazione giovanile non dipende dalla legge n. 300 bensì dalle politiche aziendali. Se un&#8217;azienda infatti volesse inserire un ragazzo lo potrebbe fare offrendogli un apprendistato, un sistema che in altri paesi europei come la Germania funziona bene  e dove ai ragazzi nella maggior parte dei casi finito l&#8217;apprendistato viene offerta una posizione all&#8217;interno dell&#8217;azienda.</p>
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		<title>La potenza cinese</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Dec 2011 11:37:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Che la storia sia fatta di corsi e ricorsi è dato assodato, forse un concetto sterotipato, ma pur sempre vero. La crisi dei mercati occidentali e gli sforzi intrapresi per arginare la deriva hanno maggiormente messo in luce l’ascesa di potenze lontane. La Turchia ad esempio che vanta una crescita del prodotto interno lordo del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2926" class="wp-caption alignright" style="width: 253px"><img class="size-medium wp-image-2926 " title="© Juergen Effner - Fotolia" src="http://www.ancl.it/wp-content/uploads/2012/01/wpid-b84c4bb1f06d06114e93e1958e3478a6.png" alt="© Juergen Effner - Fotolia" width="243" height="167" /><p class="wp-caption-text">© Juergen Effner - Fotolia</p></div>
<p class="Aticoliita" style="text-align: justify;"><span lang="IT">Che la storia sia fatta di corsi e ricorsi è dato assodato, forse un concetto sterotipato, ma pur sempre vero. La crisi dei mercati occidentali e gli sforzi intrapresi per arginare la deriva hanno maggiormente messo in luce l’ascesa di potenze lontane. La Turchia ad esempio che vanta una crescita del prodotto interno lordo del ben 8,2% nel terzo trimestre del 2011 o l’India, forte di una nuova forza competitiva rispetto i mercati mondiali. </span></p>
<p class="Aticoliita" style="text-align: justify;"><span lang="IT">E dall’Asia arriva anche la superpotenza cinese, oggi più che mai presente sia sul nostro territorio che come partner commerciale. Anche qui una grande risorsa per l’incredibile sviluppo economico della Nazione è costituita dalla manodopera e dai suoi bassi costi. Un boom avviato alla fine degli anni Settanta e gli inizi degli Ottanta, quando l’allora Repubblica Popolare Cinese abolì le restrizioni al commercio estero, aprendo, di fatto, le proprie frontiere commerciali dopo decenni di chiusura totale. Ciò portò ovviamente a cambiamenti radicali nelle strutture stesse del mercato lavorativo cinese, richiedendo anche una sostanziale rivisitazione della normativa relativa al lavoro. </span></p>
<p class="Aticoliita" style="text-align: justify;"><span lang="IT">Se nell’economia pianificata precedente non esisteva alcuna contrattazione tra le parti, le riforme del mercato del lavoro successive hanno portato alla normativa del 29 giugno 2007 che regola i diritti dei lavoratori e le loro condizioni di sicurezza. La cosiddetta Labor contract Law impone ai datori di lavoro cinesi e stranieri di riformulare i contratti di lavoro, limitando i periodi di prova, prevedendo contratti a tempo determinati più a favore del lavoratore e patti di non concorrenza più limitati. Maggior peso assumono i sindacati all’interno della contrattazione collettiva. </span></p>
<p class="Aticoliita" style="text-align: justify;"><span lang="IT">Almeno a livello ufficiale quindi la Cina dispone di una legislazione in materia di lavoro tesa a tutelare maggiormente i lavoratori; la realtà spesso è poi diversa, ma questo è un problema non solo cinese.</span></p>
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		<title>Destinazione Europa</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 14:34:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caterina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La formazione lavorativa e universitaria al giorno d’oggi per essere davvero competitiva punta sempre di più alla specializzazione. Richieste sul mercato del lavoro sono non solo quelle figure che abbiano un background ricco e approfondito, ma che sappiano calarsi all’interno di strutture e processi sempre più veloci e mutevoli. Ecco che in questo senso la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="text-align: left;">La formazione lavorativa e universitaria al giorno d’oggi per essere davvero competitiva punta sempre di più alla specializzazione. Richieste sul mercato del lavoro sono non solo quelle figure che abbiano un background ricco e approfondito, ma che sappiano calarsi all’interno di strutture e processi sempre più veloci e mutevoli. Ecco che in questo senso la formazione dei lavoratori di domani parte anche dall’interculturalità, dall’interazione tra forme di sapere e modalità d’ azione diverse. La globalizzazione di cui si parla spesso ha investito anche la formazione, perché sui mercati uniti non si può sperare di andare avanti rimanendo chiusi nel proprio guscio protettivo di esperienze consolidate e d’iter prescritti. Sempre più giovani ricercatori, universitari, lavoratori decidono di arricchirsi con esperienze all’estero che possano ampliare gli orizzonti personali, legati alla crescita e professionali, legati cioè all’apprendimento di nuove metodologie. In questo senso l’Europa offre molte possibilità a chi desidera lavorare o studiare fuori.<br />
</span></p>
<div id="attachment_15" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><img class="wp-image-15 " title="© vaso - Fotolia" src="http://www.ancl.it/wp-content/uploads/2012/01/Europa-©-vaso-Fotolia.comjpg.png" alt="© vaso - Fotolia" width="250" height="180" /><p class="wp-caption-text">© vaso - Fotolia</p></div>
<p style="text-align: justify;">Di semplice consultazione e molto esaustivo è <a title="il portale Eures" href="http://ec.europa.eu/eures/home.jsp?lang=it" target="_blank">il portale Eures</a>, il portale europeo della mobilità professionale, che nasce come cooperazione tra la Commissione europea e i vari servizi pubblici per l’impiego di vari Paesi. Ci si può candidare per un posto di lavoro, richiedere una consulenza o semplicemente informarsi rispetto il mercato del lavoro o le condizioni di vita di una Nazione in particolare.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-align: left;">Per chi volesse studiare per un periodo all’estero, consigliamo i vari programmi Erasmus offerti in pratica da tutte le Università. In collaborazione con la Fondazione CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane) il Ministero degli Affari Esteri organizza i tirocini formativi e di orientamento crui-mae presso le sedi del Ministero all’estero, inclusi gli Istituti italiani di Cultura. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-align: left;">Le occasioni per entrare in una dimensione più ampia del lavoro e della formazione sono molteplici e con le strutture organizzative adatte si riveleranno foriere di nuove opportunità.</span></p>
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		<title>Nuove migrazioni</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Dec 2011 15:43:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caterina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Argentina]]></category>
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		<category><![CDATA[formazione]]></category>
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		<description><![CDATA[La situazione di crisi in cui versa l’Europa sta rappresentando il momento più difficoltoso dagli anni del dopoguerra. Incertezze e promesse tradite incombono sulle popolazioni dei diversi Stati; maggiormente colpiti risultano in questo senso i giovani. Anche se con una buona formazione alle spalle, specialistica e approfondita, trovare condizioni lavorative sicure al giorno d’ oggi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La situazione di crisi in cui versa l’Europa sta rappresentando il momento più difficoltoso dagli anni del dopoguerra. Incertezze e promesse tradite incombono sulle popolazioni dei diversi Stati; maggiormente colpiti risultano in questo senso i giovani. Anche se con una buona formazione alle spalle, specialistica e approfondita, trovare condizioni lavorative sicure al giorno d’ oggi sembra più che un diritto, un miraggio. Ecco che la tendenza all’emigrazione prende sempre più peso in uno spostamento verso zone del mondo lontane, ma dagli orizzonti più sereni.</p>
<div id="attachment_22" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><img class="size-full wp-image-22   " title="© Nmedia #8735133 Fotolia" src="http://www.ancl.it/wp-content/uploads/2012/01/people-%C2%A9-Nmedia-8735133-.jpg" alt="© Nmedia #8735133 Fotolia" width="200" height="141" /><p class="wp-caption-text">© Nmedia #8735133 Fotolia</p></div>
<p style="text-align: justify;">Secondo recenti stime, si calcola che un numero considerevole di europei si sia trasferito in Argentina, Paese del Sud America che vanta una disoccupazione al 7,5% (dati del 2011) e un reddito medio oltre i 7.400 dollari pro capite. I giovani che hanno lasciato il proprio Paese d’origine per andare in Argentina non hanno incontrato molte difficoltà a livello burocratico; è necessaria infatti una comunicazione scritta del futuro datore di lavoro insieme ad un certificato di buona condotta rilasciato dal Paese originario per usufruire di un visto da parte delle autorità competenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Terre lontane ricche di promesse sono anche l’Australia, basti pensare che circa 2.500 greci vi si sono trasferiti e l’Angola dove circa 10.000 giovani portoghesi si sono stanziati, attratti dalle prospettive del terzo paese al mondo per presenza di petrolio. Secondo i dati forniti dalle diverse autorità in Brasile si è registrato un incremento pari al 50% in un anno di stranieri legalmente residenti. Anche gli italiani seguono questa tendenza e continuano a spostarsi al di fuori i confini stessi europei, confermando quindi i dati concernenti la mobilità dei lavoratori.</p>
<p style="text-align: justify;">Le migrazioni dettate dalle necessità lavorative non sono sicuramente nuove per gli europei, basti pensare ai fortissimi flussi migratori che avvennero alla fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento e che in Italia assunsero proporzioni enormi.</p>
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		<title>Indagine Eurostat</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Dec 2011 11:32:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefania</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[curriculum]]></category>
		<category><![CDATA[Eurostat]]></category>
		<category><![CDATA[impiego]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro interinale]]></category>

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		<description><![CDATA[Il mercato del lavoro in Italia da sempre si è distinto da quello degli altri Paesi europei, per strutture interne, organizzazione, modalità lavorative. Differenze riconducibili alle peculiarità culturali di ogni singolo Stato, che anche nel settore lavorativo si costituiscono come realtà a se. Aldilà delle diverse strutture e approcci cambiano anche molto i percorsi di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2925" class="wp-caption alignleft" style="width: 296px"><img class="size-medium wp-image-2925 " title="© FotolEdhar - Fotolia" src="http://www.ancl.it/wp-content/uploads/2012/01/wpid-beca88da859cf0d548f5695d7f545aa21.png" alt="© FotolEdhar - Fotolia" width="286" height="190" /><p class="wp-caption-text">© FotolEdhar - Fotolia</p></div>
<p class="Aticoliita" style="text-align: justify;">Il mercato del lavoro in Italia da sempre si è distinto da quello degli altri Paesi europei, per strutture interne, organizzazione, modalità lavorative. Differenze riconducibili alle peculiarità culturali di ogni singolo Stato, che anche nel settore lavorativo si costituiscono come realtà a se. Aldilà delle diverse strutture e approcci cambiano anche molto i percorsi di chi è alla ricerca di un impiego.</p>
<p class="Aticoliita" style="text-align: justify;">Il classico curriculum, redatto secondo le consuetudini locali o omologato a quello europeo sembra in Italia non essere il metodo di ricerca più consueto. Stando a quanto riportato da un’indagine di Eurostat il lavoro in Italia si cerca passando attraverso il canale diretto, ovvero la conoscenza. Dal rapporto Method Used for Seeking emerge che ben il 76,9% degli italiani ricorre all’aiuto di amici o conoscenti, una percentuale nettamente superiore alla media europea del 69,1%. Alta la nostra percentuale, ma non altissima se confrontata con quella di Spagna e Irlanda, mentre il primo posto va in assoluto alla Grecia dove addirittura il 92,2% dei casi esaminati ha ammesso di aver chiesto a conoscenze varie.</p>
<p class="Aticoliita" style="text-align: justify;">E la tendenza in Italia sembra crescere se confrontata con le rilevazioni degli anni passati: nel 2009 la percentuale era del 49,7%, mentre nel 2010 si attestava sul 61,1%. Il clima di instabilità economica ha sicuramente contribuito ad accentuare la tendenza tipicamente italiana del chiedere ad amici, parenti o a sindacati. La classica spintarella si rivela così più diffusa dei canali tradizionali, siano essi invio di cv direttamente alle aziende, annunci sui quotidiani specializzati o su siti dedicati o intermediatori istituzionali, quali centro per l’impiego o agenzie di lavoro interinale. Ecco un’altra sostanziale differenza con il resto d’Europa: da noi le credenziali e le qualifiche vengono pubblicizzate solo dal 63,9% degli intervistati. Cifre sulle quali riflettere per rivedere le nostre abitudini in materia di politica di reclutamento delle risorse umane e puntare maggiormente sulla meritocrazia e sulle capacità, piuttosto che bussare alle porte di amici.</p>
<p class="Aticoliita">
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		<title>Classifica di The</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Dec 2011 11:50:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[classifica]]></category>
		<category><![CDATA[La Sapienza]]></category>
		<category><![CDATA[Oxford]]></category>
		<category><![CDATA[Politecnico]]></category>
		<category><![CDATA[The Times]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>

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		<description><![CDATA[La prima università del mondo occidentale fu quella di Bologna. La data di fondazione esatta non è conosciuta si parla intorno all’anno 1088. Nel 1215 fu fondata quella di Arezzo, nel 1303 La Sapienza di Roma e nel 1343 l’Università di Pisa. Questo breve excursus per sottolineare come la formazione universitaria sia stata radicata nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La prima università del mondo occidentale fu quella di Bologna. La data di fondazione esatta non è conosciuta si parla intorno all’anno 1088. Nel 1215 fu fondata quella di Arezzo, nel 1303 La Sapienza di Roma e nel 1343 l’Università di Pisa. Questo breve excursus per sottolineare come la formazione universitaria sia stata radicata nel nostro territorio e come l’amore per la conoscenza, lo studio e la ricerca impegnata abbiano svolto un ruolo decisivo per la costituzione della stessa. Da allora però molte cose sono cambiate e oltre ai vergognosi scandali che hanno colpito il mondo accademico, anche la qualità della formazione dei nostri atenei sembra essere messa in dubbio.</p>
<div id="attachment_2869" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><img class="size-medium wp-image-2869   " title="© Pavel Losevsky - Fotolia" src="http://www.ancl.it/wp-content/uploads/2012/01/wpid-82359ddb3c329107efa3db3a2100f404.png" alt="© Pavel Losevsky - Fotolia" width="200" height="186" /><p class="wp-caption-text">© Pavel Losevsky - Fotolia</p></div>
<p style="text-align: justify;">Stando almeno a quanto riportato da una recente statistica condotta dal settimanale inglese “The”, acronimo che sta per Times higher education che fa parte dell’autorevole  “The Times”. I criteri adottati per le valutazioni dei singoli atenei si sono basati tra gli altri sui fattori legati alla ricerca prodotta nei vari dipartimenti, alla qualità della didattica e alla retribuzione di professori e ricercatori. La classifica stilata a livello mondiale riporta un’immagine davvero preoccupante rispetto la situazione delle università italiane; queste infatti non figurano neanche tra le ottantanove università europee selezionate. Il Vecchio Continente porta alta la bandiera della formazione universitaria grazie ad atenei storici come quelli di Oxford e di Cambridge, ma anche grazie a nomi meno altisonanti, ma dalle ottime credenziali: il Federal Institute of Technology di Zurigo, la francese Scuola del Politecnico, l’università di Gottingen e di Monaco e quella di Barcellona. Il Nord Europa si distingue per l’eccellenza dei suoi poli in Norvegia con l’universitá di Bergen, in Finlandia con quella di Helsinki e la Technical University in Danimarca. Questo tipo di statistiche divergono spesso nei risultati a seconda dell’organismo che le stila, certo è che aldilà dei risultati delle singole ricerche una riforma del nostro sistema universitario è quanto mai auspicabile.</p>
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