Alle sponde del Bosforo

© Windowseat-Fotolia

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Un vero boom economico è stato quello che ha e sta vivendo la  potenza turca, che a partire dagli anni Ottanta con l’apertura agli investimenti esteri ha visto crescere esponenzialmente il proprio prodotto interno lordo. Nel corso dei decenni la Turchia ha dovuto far fronte anche a periodi di stallo e di crisi, come quella delle banche nel 2001, dai quali è riuscita a risollevarsi e a imporsi oggi come il Paese con la maggiore crescita economica.

La Turchia ha superato la Cina nei primi nove mesi del 2011 con un incremento del Pil del 9,6% a fronte del 9,4% cinese, secondo quanto riportato dal ministro dell’Economia turco, Zafer Caglayan. Merito del rilancio dell’economia turca e del suo conseguente peso politico, è stata la politica estera condotta dall’attuale governo di Tayyip Erdogan e del suo partito AKP che dal 2002 governano il Paese. Il liberalismo economico turco ha portato evidenti benefici in termini di crescita e di affidabilità sui mercati esteri. I principali partner commerciali per la Turchia sono, infatti, la Germania, l’Italia, Regno Unito e Francia. Ma le mire espansionistiche del governo di Ankara puntano anche sui Paesi del Medio Oriente e del Nord Africa.

La Turchia infatti dati i recenti attriti con l’Europa in merito alla sua entrata o meno nell’Unione europea sembra volgersi sempre più ad Oriente per costituirsi come punto di riferimento commerciale e in un futuro prossimo anche politico. La crescita del tasso del Pil dovrebbe nel 2012 leggermente arrestarsi; la crisi occidentale ha fatto registrare un rallentamento della crescita del 7% nel corso del 2011 e si parla di un 4% per l’anno appena iniziato. La Turchia d’altra parte deve fare i conti anche il disavanzo nel commercio estero; le importazioni superano di fatto le esportazioni e nel caso gli investimenti esteri diminuiscano il rischio è legato all’impossibilità per le banche turche di rifinanziare il mercato.

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